Attraverso gli oceani fino a Capo Horn

Otto donne, un maxi trimarano, Capo Horn: The Famous Project CIC entra nella storia

Capo Horn è alle spalle per The Famous Project CIC. Un’impresa oceanica storica al femminile, vissuta miglio dopo miglio con SLAM come partner tecnico

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Capo Horn è alle spalle per The Famous Project CIC. Un’impresa oceanica storica al femminile, vissuta miglio dopo miglio con SLAM come partner tecnico

Ci sono imprese che, mentre accadono, cambiano già il loro significato. Partono come una sfida sportiva, diventano un’esperienza estrema, e finiscono per assumere un valore che va oltre il cronometro, oltre la classifica, oltre persino l’obiettivo iniziale.

Il giro del mondo non stop di The Famous Project CIC è entrato esattamente in questa dimensione.

Partite da Ushant alla fine di novembre, otto donne, su un maxi trimarano, hanno messo la prua verso i mari più duri del pianeta con un’idea chiara: dimostrare che un equipaggio interamente femminile può affrontare, insieme, una delle sfide più radicali della vela oceanica. Oggi, dopo oltre un mese di navigazione e quasi sedicimila miglia percorse, quella visione non è più solo un progetto. È una realtà concreta, vissuta, guadagnata metro dopo metro.

La forza dell'equipaggio

L’avvio è deciso. L’Atlantico viene attraversato con ritmo e determinazione, in una navigazione che mette subito in evidenza la natura collettiva di questo progetto. Otto percorsi umani e professionali diversi, che diventano un unico sistema di decisioni, ascolto e responsabilità condivisa.

È una dinamica che accompagnerà l’intera circumnavigazione. Nulla è lasciato al caso, nulla è mai solo individuale.

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Navigare in equipaggio cambia tutto. Le decisioni sono condivise, l’attenzione è costante e la forza del collettivo fa davvero la differenza quando le condizioni diventano dure

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SLAM

© Deborah Blair QUOTE: DEE CAFFARI

Nel grande Sud

I primi giorni di regata scorrono veloci. L’Atlantico viene attraversato con ritmo e determinazione, fino al primo grande spartiacque del giro del mondo: il Capo di Buona Speranza. È lì che il viaggio cambia volto. Le temperature scendono, le onde crescono, il vento diventa più stabile e più duro. Da quel momento in poi, nulla è più “di passaggio”. Ogni decisione pesa. L’Oceano Indiano accoglie l’equipaggio con la sua reputazione: mare formato, depressioni potenti, correnti complesse come l’Agulhas. È qui che emerge uno dei fili conduttori di questa avventura: un problema tecnico serio, il blocco dell’hook della randa, che limita l’utilizzo della vela principale proprio quando la barca avrebbe bisogno di esprimere tutto il suo potenziale.

La scelta è difficile e lucida allo stesso tempo. Fermarsi significherebbe compromettere l’intera impresa. Andare avanti vuol dire accettare il limite, adattarsi, reinventare il modo di navigare. Le otto veliste scelgono di continuare. Non per incoscienza, ma per convinzione. Da quel momento in poi, ogni miglio ha un valore doppio.

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Abbiamo dovuto accettare di andare meno veloci e di rinunciare a parte delle nostre ambizioni sul tempo. Ma continuare aveva senso. Valeva la pena vivere fino in fondo questa avventura

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SLAM

©Deborah Blair QUOTE: ALEXIA BARRIER

Oltre Capo Leeuwin

Il passaggio di Capo Leeuwin, a Natale, segna il secondo grande riferimento geografico del giro del mondo. Un momento simbolico, celebrato in mare aperto, lontano da tutto, ma carico di significato. Da lì in poi, il Pacifico del Sud diventa il nuovo teatro della sfida.

È un oceano diverso da come spesso lo si immagina. Non c’è nulla di “pacifico” nelle sue latitudini meridionali. Il vento si rafforza, il mare diventa disordinato, il movimento della barca non concede tregua. Le giornate si susseguono in un equilibrio costante tra spingere e preservare, tra velocità e sopravvivenza del mezzo. La gestione del trimarano diventa sempre più precisa. Le manovre si affinano. Il gruppo cresce. Si naviga stanche, infreddolite, a volte sotto la neve, ma sempre concentrate, presenti, unite.

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Capo Leeuwin è un luogo che impone rispetto. Ti ricorda che sei lontana da tutto e che qui non esistono margini. Restiamo umili e grate di poterci passare

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SLAM

@Deborah Blair QUOTE: ANNEMIEKE BES

Point Nemo

Al centro del nulla

Nel cuore del Pacifico, The Famous Project CIC attraversa uno dei luoghi più estremi del pianeta: Point Nemo. È il punto dell’oceano più lontano da qualsiasi terra emersa, il cosiddetto polo marittimo dell’inaccessibilità. Migliaia di chilometri da ogni costa, nessuna assistenza possibile, nessun riferimento.

Point Nemo è anche un luogo di memoria. Qui, nel 1998, si interruppe il primo tentativo di giro del mondo al femminile per il Trofeo Jules Verne. Passare oltre significa assumersi una responsabilità, non rivendicare un primato. È una soglia silenziosa, che prepara al passaggio più carico di significato.

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Nel Grande Sud tutto è amplificato. Il mare, il vento, la fatica. È un luogo che ti insegna molto velocemente a restare concentrata e presenti

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SLAM

QUOTE: DEBORAH BLAIR

Dal Pacifico a Capo Horn

Dopo Point Nemo, il Pacifico mostra il suo volto più severo. Raffiche oltre i cinquanta nodi, onde che superano gli otto metri, mare caotico e violento. Il maxi trimarano accelera, decelera, scende lungo le onde come su pendii selvaggi. L’equipaggio è spinto al limite fisico e mentale.

Ancora una volta il problema alla randa impone scelte complesse. A volte bisogna “scappare” per poter ridurre o aumentare vela. A volte serve fermarsi un istante in più, respirare, osservare. È una navigazione fatta di intelligenza più che di forza bruta. Freddo, umidità, neve, mare incrociato. Le giornate scorrono intense, spesso a oltre 550 miglia al giorno, su una rotta volutamente più settentrionale per evitare le depressioni più violente.

Capo Horn: una soglia storica

Il 6 gennaio 2026, alle 14:14 UTC, il maxi trimarano IDEC SPORT doppia Capo Horn

È un momento destinato a restare nella storia della vela oceanica. Mai prima d’ora un equipaggio interamente femminile aveva doppiato Capo Horn in una regata non stop su un multiscafo. Un passaggio che non è solo geografico, ma profondamente simbolico. Non è una conquista rumorosa. È un passaggio fatto di rispetto, costanza e continuità. Con questo passaggio, The Famous Project CIC entra in un club ristrettissimo. Poche donne nella storia, hanno inserito Capo Horn in una circumnavigazione non stop, in solitario o in equipaggio. Ancora meno lo hanno fatto in queste condizioni, su un maxi multiscafo, senza assistenza.

Per alcune delle veliste a bordo, questo traguardo assume anche un valore personale unico. Prima volta assoluta per i rispettivi Paesi, primati generazionali, esperienze che segnano una carriera e una vita.

  • CAPE HORN @ Deborah Blair

Verso l'Atlantico

L’Atlantico davanti, la storia é già scritta

Ora la prua è rivolta a nord-est. L’Atlantico attende, con le sue insidie e la sua imprevedibilità. Il traguardo è ancora lontano, il percorso non concede illusioni. Ma una cosa è ormai evidente: questa impresa ha già un peso storico enorme, indipendentemente da qualsiasi record finale.

In tutto questo, SLAM è parte integrante del viaggio. Non come presenza distante, ma come partner tecnico reale, a bordo, nei turni di guardia, nelle manovre sotto il vento, nelle ore di freddo e umidità costanti. Capi progettati per resistere, proteggere, accompagnare. Testati nel modo più autentico possibile: vivendo il mare, senza filtri.

Dal diario di bordo di Alexia Barrier:

“Capo Horn non è un punto GPS. È un passaggio di testimone, tra i marinai di ieri, quelli di oggi e chi sta ancora sognando. Non si ‘passa’ Capo Horn. Si è autorizzati a continuare...
...Qui tutto è immenso. A volte magnifico, a volte spaventoso. Il Grande Sud ti prende, ti scuote, ti ricorda quanto sei piccola...
...Capo Horn non lo si passa mai da sole. Lo si attraversa con tutte le persone che ci credono. Le loro parole arrivano a bordo. Scaldano. Portano".

Il Grande Sud saluta con le sue luci irreali, il vento, la neve, la forza smisurata dell’oceano. Dal punto più remoto del pianeta a Capo Horn, The Famous Project CIC ha già superato confini che vanno ben oltre la carta nautica.

Ora resta l’Atlantico.

Ma ciò che queste donne hanno costruito, miglio dopo miglio, è già qualcosa che resterà.

author: Elena Giolai/SLAM

Press Sources: thefamousproject.io; yacht.de, sail-world.com

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