Nel mese di maggio abbiamo celebrato il nostro 40esimo anniversario con un evento che ha coinvolto tutta la città di Genova, per rendere omaggio alla nostra città natale.
2019, i nostri 40 anni
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Per i 40 anni di SLAM abbiamo voluto raccontare il nostro rapporto con Genova e con chi la vive ogni giorno in modo non convenzionale. Per farlo, abbiamo chiesto al noto fotografo ligure Settimio Benedusi di realizzare ritratti fotografici di centinaia di genovesi, lasciando che fossero i volti a raccontare direttamente la città. In primo piano, senza bisogno di didascalie.
I AM GENOVA ha preso vita dal 20 al 26 maggio 2019, coinvolgendo cittadini, eccellenze genovesi e istituzioni.
Grazie anche al carisma e alla capacità di improvvisazione di Benedusi, il risultato ha superato ogni aspettativa: sono state realizzate oltre 1.000 fotografie tra Palazzo Ducale e altri luoghi della città. In pochi giorni, l’altissimo livello di partecipazione è stato confermato anche dal numero di download delle immagini dal sito web.
Se fosse vissuto un secolo fa, oggi lo definiremmo un dadaista. Ma Settimio Benedusi, fotografo dirompente, è qualcosa di diverso: è un professionista che racconta la verità.
Non ama vantarsi di titoli che, a suo giudizio, non sono meritati e non ha paura di mettere in discussione la fotografia stessa, che è il suo principale strumento di lavoro. Benedusi ha collaborato con riviste patinate come Sports Illustrated (unico italiano a partecipare all’edizione internazionale per sette anni consecutivi), Panorama e Vogue.
Eppure, pur avendo ritratto personaggi di fama indiscussa, è sempre rimasto un attento indagatore del proprio mezzo espressivo, senza timore di esplorarne limiti e contraddizioni.
Nel 2014, con l’operazione “Amore Rivelato”, Benedusi mandò il suo barbiere a scattare fotografie bendato, riuscendo a farne pubblicare una su Vogue Italia. La domanda che attraversa il suo lavoro è chiara: la fotografia ha davvero bisogno di un fotografo per comunicare? E se è un fotografo a porsi questa domanda, significa mettere in discussione la propria stessa ragione d’essere.
Eclettico e di confine, Settimio non esita a lanciarsi in nuove iniziative, spesso di matrice situazionista, dove il gioco con l’imprevisto diventa occasione per creare nuovi linguaggi comunicativi.
Per farlo, non utilizza solo la fotografia: è stato infatti tra i primi fotografi ad avere un sito web. Dal 2003 cura un blog personale, in cui raccoglie pensieri, riflessioni e invettive, lasciando emergere la sua schiettezza e immediatezza.
Nato a Imperia, ma da oltre vent’anni a Milano, nel 2016 Benedusi ha messo alla prova la propria passione in modo originale. L’idea di percorrere a piedi la distanza tra le due città, inizialmente solo simbolica, diventa l’occasione per rispondere a una domanda che lo tormenta: il fotografo ha ancora un valore?
La risposta è sì. Durante i dieci giorni di cammino, Benedusi trova accoglienza presso le famiglie che incontra lungo il percorso, scambiando vitto e alloggio con ciò che sa fare meglio: i ritratti.
Il suo più grande amore sono i volti: famosi o sconosciuti, giovani o segnati dalle rughe delle emozioni vissute, sguardi gentili o determinati. Benedusi ritrae chiunque accetti di offrire la vulnerabilità nuda del proprio volto.
Il rispetto per ogni soggetto lo porta a far emergere la personalità con discrezione e sensibilità. Perché Settimio mette la sua arte al servizio di un racconto collettivo, in cui l’umanità può narrarsi e, attraverso questo racconto, imparare a riconoscersi, come davanti a uno specchio.