I fari la sanno lunga

Al via il Festival Zones Portuaires, evento internazionale che illumina Genova con workshop, laboratori, uscite in barca e spettacoli.

I fari la sanno lunga

I fari la sanno lunga. Colgono orizzonti sempre diversi e vedono fin dove è possibile arrivare. Illuminano di luce propria il cammino degli altri e vanno per mare da quando vengono al mondo. Chi nasce a Genova, come Slam, quando vede la luce vede il faro per eccellenza. Vede la Lanterna che dal mare conduce al sicuro, in porto.

E cosa lega l’area urbana di Genova al suo porto? A questa domanda risponde il Festival Zones Portuaires, un evento internazionale che attraverso visite nei luoghi di lavoro, workshop, laboratori, esposizioni, uscite in barca e spettacoli illumina tutti noi sulla connessione tra questi due mondi. Crea un momento di incontro e di scambio tra la zona urbana e quella al di là delle cinte doganali. Fa scoprire spazi poco conosciuti e li apre al pubblico per far comprendere cosa succede in un cantiere navale, come funziona un bacino di carenaggio, a cosa servono i silos.

E quest’anno lo fa anche con l’aiuto dei fari. Presenterà una mostra dedicata ai faristi, immagini suggestive raccontate con pensieri e parole. Storie di luce scritte sul mare, sulle isole, sui volti delle persone. I fari dell’Alto Tirreno sono tutti protagonisti, per rendere omaggio a chi vede il mare da un’altra prospettiva. Tra tanti ne scegliamo uno, che con il suo racconto spiccherà più in alto di tutti.
Metti una mattina di inizio estate

In motonave per il Tino, isola militare nel golfo dei Poeti. Lasciando La Spezia si passa tra la diga e la costa alla nostra destra con Cadimare, Marina del Fezzano e Le Grazie; si superano il canale di porto Venere e la Palmaria, e si arriva al Tino l’avamposto del golfo.

Il senso del patrimonio UNESCO è chiarissimo. A dispetto di quel che si può immaginare, il faro non è una creatura solitaria sull’isola. A fargli compagnia ci sono batterie belliche e proiettori di tiro, casermette, ma anche un chiostro benedettino e un’area archeologica che vanno dal XII al XIII secolo.

Vista mozzafiato. Ovunque.

È il faro di San Venerio, il Santo protettore dei fari, che dall’isola del Tino indica il Golfo dei Poeti. Una volta lì è istintivo guardare il cielo blu e lasciar cadere lo sguardo sul punto più alto dell’isola. Siamo venuti proprio per lui, per conoscerlo e conoscere la sua gente, studiarlo e vedere quello che vede lui: giorno e notte, con uno sguardo in perenne rotazione.
I fari sono un po’ come gli amici: alcuni li vedi, altri non li incontri quasi mai

Chiediamo al Comandante di Fregata, Stefano Gilli, a capo dei fari dell’Alto Tirreno, di raccontarci il suo primo incontro ravvicinato con un faro. Ed ecco tornargli il sorriso da bambino che ne ha subìto il fascino. Proprio da lì nasce la sua carriera e mentre lo riporta alla memoria gli si illuminano gli occhi. Sì perché i fari sono un po’ come gli amici, alcuni li vedi altri non li incontri quasi mai. Ma sai che ci sono, sempre. E restano lì ad illuminare ogni notte.

Da questo bisogno di sicurezza nasce Lumen: la collezione di abbigliamento nautico Slam che riflette la luce in condizioni di scarsa visibilità. Tessuto in nylon spalmato di microsfere di vetro ricoperte da una lamina che cattura i fasci di luce anche in condizioni di scarsa luminosità. Perché la luce è tutto, anche quando è riflessa.